04 Marzo

HEALTHCARE

Risponde del reato di omissione di atti d’ufficio la guardia medica in servizio che rifiuta la visita domiciliare ad un malato terminale

04/03/2020

La Corte di Cassazione (sent. n. 8377 del 2/3/2020) ha confermato l’orientamento consolidato per cui integra il reato di omissione di atti d'ufficio di cui all’art. 328 c.p. la condotta del sanitario addetto al servizio di guardia medica che non aderisca alla richiesta di intervento domiciliare urgente, limitandosi a suggerire al paziente l'opportunità di richiedere l'intervento del 118 per il trasporto in ospedale, dimostrando così di essersi reso conto che la situazione denunciata richiedeva il tempestivo intervento di un sanitario. La Corte ha chiarito che la fattispecie è un reato di pericolo che prescinde dalla causazione di un danno effettivo e postula semplicemente la potenzialità del rifiuto a produrre un danno, laddove se, da un lato, rientra nel principio dell'esercizio del potere dovere del medico di valutare la necessità della visita domiciliare ex art.  13, comma 3, del Dpr n. 41/1991 (la convenzione della guardia medica in cui si afferma che “durante il turno di guardia il medico è tenuto a effettuare al più presto tutti gli interventi che gli siano richiesti direttamente dall'utente, oppure - ove esista - dalla centrale operativa, entro la fine del turno cui è preposto “), dall’altro tale scelta è pienamente sindacabile dal giudice (nello specifico la guardia medica in servizio aveva indebitamente rifiutato di effettuare una visita domiciliare ad una malata terminale di cancro in preda ad atroci sofferenze, morta dopo circa un'ora dalla richiesta di intervento formulata dal figlio, essendo intervenuto nel frattempo il 118 che aveva praticato morfina. La sentenza ha affermato la necessità della visita domiciliare da parte dell'imputato per verificare quale fosse il rimedio più adeguato per alleviare il dolore e, pertanto, l'indebita indicazione da parte del predetto medico di guardia di rivolgersi al 118).