17 Giugno

HEALTHCARE

Responsabilità medica per condotta omissiva: la Cassazione ribadisce che nei giudizi di responsabilità medica non può prescindersi dal giudizio controfattuale, in mancanza del quale non può dirsi raggiunta la prova del nesso causale

17/06/2019

In tema di responsabilità omissiva del medico, la valutazione del giudicante non può prescindere dal giudizio controfattuale, ossia l’operazione intellettuale mediante la quale, pensando assente una determinata condizione, ci si chiede se si sarebbe verificata la medesima conseguenza. Dunque, per determinare la sussistenza del nesso di causalità, è indispensabile accertare anche il momento iniziale e la successiva evoluzione della malattia del paziente, al fine di verificare se, ipotizzando come realizzatasi la condotta dovuta dal sanitario, l’evento lesivo sarebbe stato evitato o differito. A chiarire questo principio è intervenuta la Corte di Cassazione, IV sezione penale, nella sentenza n. 24922/19 depositata il 5 giugno 2019 che ha annullato con rinvio la condanna di due medici per il reato di omicidio colposo di una paziente, ai quali si contestava l’omessa tempestiva diagnosi di peritonite instauratasi a seguito di intervento chirurgico, per non aver disposto gli accertamenti strumentali che, a dire dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, avrebbero consentito di salvare la vita alla paziente in termini di elevata probabilità ed in particolare in termini percentuali maggiori del 59%. In punto di nesso causale per quanto attiene alla responsabilità del medico, la Suprema Corte puntualizza che non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale: il giudice deve  quindi verificarne la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile, “cosicché, all’esito del ragionamento probatorio, che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori eziologici alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell’evento lesivo con “alto grado di credibilità razionale”. La corretta applicazione dei principi per come ribaditi dalla Corte di Cassazione implica pertanto che, nelle ipotesi di omicidio o lesioni colpose in campo medico, “il ragionamento controfattuale deve essere svolto dal giudice in riferimento alla specifica attività (diagnostica, terapeutica, di vigilanza e salvaguardia dei parametri vitali del paziente o altro) che era specificamente richiesta al sanitario e che si assume idonea, se realizzata, a scongiurare o ritardare l’evento lesivo, come in concreto verificatosi, con alto grado di credibilità razionale”. In conclusione, la Corte di Cassazione ha quindi affermato che può ritenersi sussistere il nesso di causalità tra l’omessa adozione, da parte del medico, di misure atte a rallentare o bloccare il decorso della patologia e il decesso del paziente, allorché risulti accertato, secondo il principio di controfattualità, condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica, universale o statistica, che la condotta doverosa avrebbe inciso positivamente sulla sopravvivenza del paziente, nel senso che l’evento non si sarebbe verificato o si sarebbe verificato in epoca posteriore o con modalità migliorative, anche sotto il profilo dell’intensità della sintomatologia dolorosa. (Corte di Cassazione, IV sezione penale, sentenza n. 24922 il 5 giugno 2019).