09 Novembre

LAVORO

Il job act non supera il vaglio di costituzionalità: la Consulta dichiara illegittimo il risarcimento a tutele crescenti

09/11/2018

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 194 depositata in data 8 novembre 2018, ha dichiarato incostituzionale il d.lgs. 23/2015 nella parte in cui prevedeva un criterio di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore, ingiustamente licenziato, ancorato solo all’anzianità di servizio. Il riferimento è a quei lavoratori assunti a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015. La Corte Costituzionale, con la pronuncia in commento, ha affermato che un meccanismo di quantificazione del risarcimento pari a un importo di due mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio rende, infatti, l’indennità in questione eccessivamente rigida e uniforme per tutti i lavoratori con la stessa anzianità, così da farle assumere i connotati di una liquidazione forfetizzata e standardizzata del danno derivante al lavoratore dall’ingiustificata estromissione dal posto di lavoro. Pertanto, afferma la Corte Costituzionale, il giudice, nell’esercitare la propria discrezionalità nel rispetto dei limiti minimo (4, ora 6 mensilità dopo l’intervento del decreto dignità) e massimo (24, ora 36 mensilità dopo l’intervento del decreto dignità), dovrà tener conto non solo dell’anzianità di servizio, che è il criterio che ispira il disegno riformatore del 2015, ma anche degli altri criteri desumibili in chiave sistematica dall’evoluzione della disciplina limitativa dei licenziamenti, come ad esempio il numero dei dipendenti occupati, la dimensione dell’attività economica, il comportamento e condizioni delle parti. Questa pronuncia stravolge completamente la portata del job act del 2015, che aveva inteso contenere e predeterminare l’indennità spettante in caso di licenziamento di lavoratori in regime di tutele crescenti, i quali oggi sono perfino più tutelati rispetto ai lavoratori ai quali si applica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che come noto prevede, di regola, una indennità massima di 24 mensilità contro gli attuali 36 mesi di cui potranno beneficiare, d’ora in poi, i lavoratori in tutele crescenti.