HEALTHCARE
E’
stato pubblicato il parere con il quale, in risposta ad uno specifico quesito
del Ministero della salute del febbraio scorso, il Consiglio Superiore di
sanità ha statuito che tra le finalità della coltivazione della canapa
industriale previste dalla legge 242/2016 - norma che ha dato avvio al
commercio di alimenti a base di cannabis “light” - “non è inclusa la produzione
delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico”. Ad avviso del CSS,
infatti, la biodisponibilità di THC anche alle basse concentrazioni
consentite dalla legge (0,2%-0,6%) non è trascurabile, sulla base dei dati di
letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, THC e
altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa
possono accumularsi nell’organismo, il che non consente un consumo al di fuori
di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente
assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a
breve che a lungo termine. Ad avviso del CSS, inoltre, “non appare in
particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in
relazione a specifiche condizioni di talune categorie” di consumatori, quali
donne in gravidanza o soggetti con patologie concomitanti che assumono farmaci.