01 Giugno

LAVORO

Privacy e diritti dei lavoratori: legittimo il controllo del pc aziendale anche ai fini del licenziamento

01/06/2018

Con sentenza n. 13266 del 28 maggio 2018, la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla legittimità di un licenziamento intimato all’esito di una procedura disciplinare seguita alla scoperta dell’impiego, da parte del lavoratore, di una parte significativa della giornata di lavoro in attività ludiche (videogame) utilizzando il computer aziendale. Nel caso di specie il datore di lavoro, venuto a conoscenza della circostanza, aveva effettuato un’indagine retrospettiva di carattere informatico sull’utilizzo del computer in dotazione al dipendente, utilizzando i risultati delle verifiche per licenziare il lavoratore. La Corte di cassazione ha affermato la legittimità del licenziamento disciplinare a seguito di controlli a ritroso sul computer in dotazione al dipendente se, come nel caso di specie, vi è il sospetto che il computer aziendale fosse utilizzato per finalità extra lavorative. La Cassazione ha anche ricordato che esulano dal campo di applicazione dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori le verifiche sugli strumenti aziendali effettuate tramite tracciamento informatico e dirette ad accertare comportamenti illeciti del dipendente suscettibili di recare pregiudizio al patrimonio e all’immagine aziendale, con la conseguenza che i dati raccolti in un’indagine sull’utilizzo del computer da parte dei lavoratori possono essere validamente posti a fondamento di un licenziamento disciplinare, dovendosi al riguardo compiere un bilanciamento tra l’esigenza datoriale di proteggere gli interessi e i beni aziendali e le irrinunciabili tutele della dignità e della riservatezza del lavoratore, assicurate dal rispetto dei principi di ragionevolezza e proporzionalità nell’uso degli strumenti di controllo e sempre previa informativa al lavoratore della facoltà per il datore di lavoro di controllare che gli strumenti di lavoro siano utilizzati correttamente.