22 Settembre

LAVORO

Il rifiuto dei lavoratori di accettare modifiche rilevanti delle proprie condizioni di lavoro può dare luogo a un’ipotesi di licenziamento collettivo

22/09/2017

Con due interessanti pronunce (C-429/16 e C-149/16) la Corte di giustizia europea ha affermato un principio del tutto innovativo in tema di licenziamenti collettivi, avendo la Corte stabilito che nel caso in cui un significativo gruppo di lavoratori si determinino a risolvere il proprio contratto di lavoro a causa della decisione aziendale di modificare in modo rilevante alcune condizioni di lavoro, quali nel caso specie la riduzione della retribuzione per un determinato periodo di tempo e la modifica del meccanismo di maturazione del premio di anzianità, secondo i giudici europei si ha cessazione del contratto di lavoro per causa imputabile al datore di lavoro, con la conseguenza che l’azienda dovrà tenerne conto ai fini del calcolo del numero complessivo dei licenziamenti e ai fini dell’attivazione delle procedure di licenziamento collettivo. In sostanza, con le sentenze in commento la Corte di giustizia interpreta l’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 98/59 (che definisce i licenziamenti collettivi) nel senso che una modifica unilaterale e significativa delle condizioni di lavoro, da parte del datore di lavoro e a sfavore dei dipendenti, che ha come conseguenza il rifiuto da parte del lavoratore la cessazione del contratto di lavoro, si configura come un’ipotesi di licenziamento collettivo e non, invece, di più dimissioni da parte di più lavoratori.