18 Febbraio

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Covid-19: secondo il Tar la chiusura dei centri estetici in "zona rossa" è discriminatoria e immotivata

18/02/2021

Il Tar Lazio ha disposto l'annullamento dell'art. 1, co. 10, lett. ii), d.P.C.m. 14 gennaio 2021, nella parte in cui, in combinato disposto con l’allegato n. 24, esclude gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in "zona rossa". Il giudizio era stato introdotto da Confestetica, che aveva dapprima impugnato con ricorso i d.P.C.m. 3 novembre 2020 e 3 dicembre 2020, e successivamente, con motivi aggiunti, il d.P.C.m. 14 gennaio 2021, nella parte in cui ricomprendevano tra i servizi alla persona non soggetti a sospensione in c.d. "zona rossa" solamente i servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere e non quelli dei centri estetici. 

Il Giudice amministrativo, dichiarata l'improcedibilità del ricorso introduttivo, in quanto diretto a censurare provvedimenti la cui efficacia è ormai spirata (ossia, i d.P.C.m. 3 novembre 2020 e 3 dicembre 2020), ha limitato il proprio esame al d.P.C.m. 14 gennaio 2021, ravvisando una disparità di trattamento, limitatamente a quella parte di prestazioni che sono comuni alle attività di estetista e di parrucchiere, in considerazione del fatto che (i) entrambe le attività, seppur non identiche, sono ricomprese nello stesso codice ATECO, seguono protocolli di sicurezza comuni, applicano lo stesso contratto collettivo al personale dipendente, e sono (e sono state ritenute dai precedenti d.P.C.m. adottati nell'ambito dell'emergenza sanitaria) del tutto equiparabili in termini di essenzialità e di idoneità a corrispondere “ad un bisogno e ad una esigenza di cura, anche igienica, della persona”; (ii) esiste quanto meno un segmento “elastico” di prestazioni che è certamente comune ad entrambe le attività; (iii) il “Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SAR S CoV2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici” pubblicato dall’INAIL il 13 marzo 2020, dal quale risulta come l'attività di estetista sia stata valuta intrinsecamente più sicura di quella di parrucchiere.

Il Tar ha, dunque, accolto il ricorso per motivi aggiunti, avendo verificato che, nell’esercizio della lata discrezionalità che compete all’Amministrazione in subjecta materia, tale oggettiva disparità di trattamento non risultava sorretta da sufficienti evidenze istruttorie né da idonea motivazione.

In particolare, il Giudice amministrativo ha rilevato che i provvedimenti amministrativi che hanno imposto la censurata misura e i documenti istruttori che ne costituiscono il supporto tecnico scientifico appaiono espressione di un non corretto esercizio del potere discrezionale da parte dell’Amministrazione presentando tutte le figure sintomatiche dell’eccesso di potere, in assenza di evidenze istruttorie e di una motivazione che dia conto delle ragioni per le quali l’Amministrazione si sia discostata dalle indicazioni fornite dai richiamati documenti tecnico-scientifici, allegati ai provvedimenti, in cui nei “servizi alla persona” sono costantemente ricomprese e accomunate le attività di “acconciatori, estetisti e tatuatori” (Tar Lazio, Sez. I, sent. n. 1862 del 16 febbraio 2021).